Sabato 26 Luglio 2003 alle ore 21.00 presso la Sala Bertacchi della Banca Popolare di Sondrio-Filiale di Chiavenna, la Pro Loco di Campodolcino, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Sondrio, della Comunità Montana Valchiavenna, del Consorzio Promozione Turistica Valchiavenna, della Banca Popolare di Sondrio, ha organizzato la Conferenza:
“La ricerca sulla Sindone: conoscenze attuali e prospettive future”
La Conferenza sarà tenuta da due dei più famosi e rinomati esperti mondiali in campo di Sindone:
la Dott.ssa Laura Liguori, Presidente della Confraternita del Santissimo Sudario di Torino ed
il Prof. Bruno Barberis, Docente di Meccanica Razionale presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Torino e Direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino.
Essendo l’evento di notevole importanza, ci è sembrato giusto e doveroso, nonché interessante introdurre alcune notizie sulla S. Sindone, forniteci dal Prof. Barberis.
La sindone
La Sindone è un lenzuolo di lino lungo m 4,37 e largo m 1,11 conservato dal 1694 al 1993 nella cappella elevata dall’architetto Guarino Guarini dietro l’abside del duomo di Torino e dal 1993 ad oggi nel duomo stesso. Sul telo appaiono, oltre ai segni delle bruciature provocate da un incendio del 1532, impronte che riproducono l’immagine frontale e dorsale di un uomo morto per crocifissione. È evidente lo stretto rapporto fra l’immagine e la descrizione evangelica della crocifissione di
Gesù.
Della Sindone si incomincia a parlare con esplicita e certa identificazione e senza più interruzioni dal 1353 quando essa si trova a Lirey (Francia). Nel 1453 essa viene ceduta alla casa Savoia che la custodisce prima a Chambéry (Francia) e dal 1578 a Torino. Dal 1983 la Sindone è proprietà della Santa Sede che ne ha nominato “custode” l’Arcivescovo di Torino pro tempore. Le notizie storiche antecedenti all’arrivo della Sindone a Lirey confermano la tradizione della conservazione dei panni sepolcrali di Cristo e forniscono numerosi indizi di notevole interesse.
In questo secolo la Sindone è stata esposta pubblicamente cinque volte: nel 1931, nel 1933, nel 1978, per i 400 anni del suo trasferimento a Torino, nel 1998, in occasione del primo centenario della prima fotografia ed ora nel 2000 in occasione del Giubileo.
La prima fotografia della Sindone, scattata da Secondo Pia durante l’ostensione del 1898, diede l’avvio alla ricerca scientifica su di essa che ha condotto ai seguenti dati certi:
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l’immagine ha caratteristiche simili a quelle di un negativo fotografico; |
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l’immagine è stata prodotta dal cadavere di un essere umano che ha subito numerose torture tra le quali i supplizi della flagellazione e della crocifissione i cui segni sono visibili su di essa in modo anatomicamente perfetto; |
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non si tratta di un dipinto, né di un’opera realizzata mediante tecniche riproduttive conosciute in quanto è stata accertata l’assoluta mancanza sul lenzuolo di pigmenti e coloranti e si è scoperto che l’immagine corporea è dovuta ad un’ossidazione disidratante della cellulosa delle fibre superficiali del tessuto; le sue modalità di formazione sono tuttora non note, in quanto numerose caratteristiche sono fino ad oggi irriproducibili; |
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sulla Sindone sono presenti numerose macchie di sangue umano di gruppo AB prodotte da ferite di origine traumatica; |
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i pollini ritrovati sulla Sindone consentono di ritenere molto probabile un suo soggiorno in Palestina e in Anatolia prima del XIV secolo; |
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l’immagine possiede peculiari caratteristiche tridimensionali; |
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sulle impronte degli occhi sono visibili segni caratteristici (invisibili ad occhio nudo) che possono essere interpretati come tracce lasciate da antiche monete romane coniate nella prima metà del primo secolo d.C.; |
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esiste una stretta correlazione (confermata con l’ausilio del computer) tra il volto dell’uomo della Sindone e l’iconografia del volto di Gesù del primo millennio. |
Nel 1988 sono stati prelevati campioni di tessuto per essere sottoposti alla datazione con il metodo del radiocarbonio. I risultati ottenuti hanno assegnato al tessuto una data compresa tra il 1260 e il 1390 d.C. Questi risultati sono tuttora oggetto di un ampio dibattito tra gli studiosi circa l’attendibilità dell’uso del metodo del radiocarbonio per datare un oggetto con caratteristiche storiche e chimico-fisiche così peculiari come la Sindone. Recenti studi teorici e sperimentali hanno ulteriormente riaperto il dibattito scientifico sulla datazione del tessuto, consentendo di ritenere molto probabili contaminazioni ambientali, biologiche e chimiche che possono aver modificato considerevolmente il risultato della datazione e rendendo pertanto indispensabile la realizzazione di un ulteriore ampio programma di ricerche e di nuovi esami.
Dall’inizio dell’ostensione del 1998 (aprile 1998) alla fine di quella del 2000 (novembre 2000) la Sindone è stata conservata in una nuova teca ad alta tecnologia costruita appositamente per le Ostensioni, protetta da un vetro antiproiettile, completamente distesa ed immersa in un gas inerte.
A partire dal mese di novembre del 2000 la Sindone è conservata in una cappella ricavata nel braccio sinistro del transetto del Duomo di Torino in un’altra teca adatta alla conservazione ordinaria, sempre distesa e immersa in un gas inerte.
Nel novembre del 2000 in occasione del trasferimento dalla teca per le ostensioni a quella per la conservazione ordinaria la Sindone è stata fotografata ufficialmente dal fotografo torinese Gian Carlo Durante che ha scattato 78 foto in bianco e nero e 49 dia a colori. Inoltre, con l’ausilio di uno scanner, è stato studiato il retro del telo sindonico sul quale appaiono ben evidenti le macchie di sangue presenti sulla faccia visibile della Sindone, mentre è assente ogni traccia dell’immagine corporea.
La storia della ricerca scientifica è illustrata in modo approfondito nell’unico Museo al mondo dedicato alla Sindone, che ha sede a Torino in Via San Domenico 28, nel quale si possono ammirare oggetti unici legati alla storia della Sindone, come la cassetta che ne ha consentito il trasporto da Chambéry a Torino nel 1598, la teca in argento che l’ha custodita dal XVII secolo al 1998, la macchina fotografica e le lastre originali della prima fotografia del 1898, ecc.
In ogni caso, al di là degli interrogativi sui quali continuano a misurarsi gli studiosi, l’immagine che è impressa sulla Sindone rappresenta un richiamo unico, inequivocabile ed eloquente alla passione e morte di Gesù. È un’immagine da guardare, da contemplare, da venerare, poiché, come scrisse Papa Paolo VI: “Guardando a questa immagine crescerà in noi tutti, credenti o profani, il fascino misterioso di Lui e risuonerà nei nostri cuori il monito evangelico della sua voce, la quale ci invita a ricercarlo là dove Egli ancora si nasconde e si lascia scoprire, amare e servire in figura umana”.
Il restauro della sindone nel 2002
23 luglio 2002: una data storica per la Sindone, il prezioso lenzuolo che è conservato a Torino dal lontano 1578 e sul quale è impressa l’impronta frontale e dorsale del cadavere di un uomo flagellato e crocifisso che la tradizione ha da sempre identificato con Gesù di
Nazaret.
Il 23 luglio si è infatti concluso per la Sindone un intenso periodo durato dieci anni e che è stato caratterizzato da eventi epocali e di straordinaria importanza: due solenni
ostensioni (1998 e 2000) che hanno visto una grande folla di pellegrini (quattro milioni) arrivare a
Torino per venerare la Sindone; l’inaugurazione (1998) a Torino in Via San Domenico 28 del “Museo della Sindone”, l’unico museo al mondo dedicato alla preziosa reliquia; un terribile incendio (1997) che ha distrutto la Cappella della Sindone del Guarini e che ha minacciato l’incolumità della Sindone stessa; ma soprattutto il cambiamento radicale delle condizioni di conservazione del telo sindonico avvenuto attraverso una serie graduale di trasformazioni e operazioni di restauro.
Fino al Seicento la Sindone (le cui dimensioni sono circa 440 cm x 113 cm) è stata conservata ripiegata in più parti anche se con modalità che sono certamente variate con il
trascorrere dei secoli e che hanno lasciato le loro tracce sul tessuto. Nella notte dal 3 al 4
dicembre 1532 quando nella Sainte Chapelle a Chambéry, dove la Sindone era conservata, scoppia un terribile incendio, essa era ripiegata in 48 parti in modo da formare un rettangolo di circa 36 cm x 28 cm. Lo si può dedurre con certezza dalla disposizione dei fori sul tessuto
provocati dalla caduta di una goccia di metallo fuso proveniente dalla cassetta che la conteneva. L’incendio causò inoltre la strinatura di un bordo di piegatura che ha provocato due righe
scure parallele al lato maggiore del telo. Due anni dopo fu dato l’incarico alle Suore Clarisse di Chambéry di riparare il tessuto danneggiato dall’incendio. Dal 16 aprile al 2 maggio del 1534 le suore provvidero a fissare la Sindone ad un telo di lino d’Olanda di supporto per
rafforzarne la consistenza e a cucire sul telo stesso delle toppe per coprire i fori provocati dall’incendio. Altre toppe (riconoscibili per il diverso colore della stoffa) furono poi aggiunte in epoche successive per coprire ulteriori lacerazioni verificatesi in alcuni punti adiacenti ai vecchi rattoppi e lungo le linee di strinatura.
A partire probabilmente da fine Cinquecento o dagli inizi del Seicento – e comunque certamente dal 1694, quando essa trova la sua definitiva sistemazione nella Cappella
progettata da Guarino Guarini tra la Cattedrale torinese e il Palazzo Reale – la Sindone viene
conservata non più ripiegata, ma arrotolata su di un cilindro di legno e posta in una preziosa cassa di legno rivestita con lamina d’argento e tempestata di pietre dure e smalti che è oggi conservata a Torino presso il Museo della Sindone.
Nel 1992 l’allora Arcivescovo di Torino e Custode Pontificio della Sindone Card. Giovanni Saldarini nominò una Commissione internazionale, formata da alcuni tra i maggiori esperti di tessuti antichi unitamente ad alcuni studiosi della Sindone, con l’incarico di avviare un ampio e articolato piano di studio allo scopo di affrontare e risolvere il delicato ed
importante problema della conservazione della Sindone. Il 7 settembre di quello stesso anno ebbe luogo un’ostensione privata alla presenza della Commissione. Questa fase di studio e di
confronto fra gli studiosi proseguì negli anni successivi e si concluse con una relazione finale
discussa e redatta in occasione di un incontro conclusivo tenutosi a Torino nel 1996, relazione che venne fatta pervenire alla Santa Sede, proprietaria della reliquia, e al Custode della
Sindone. In tale relazione la Commissione di esperti faceva il punto sull’attuale stato di
conservazione della Sindone e suggeriva una serie di indicazioni e condizioni irrinunciabili per la sua conservazione ottimale che si possono così riassumere:
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La Sindone deve essere conservata in posizione distesa, piana e orizzontale. |
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La Sindone deve essere liberata dagli accessori che servivano alle vecchie modalità di conservazione e di ostensione, ovvero il cilindro di legno, il telo rosso che la ricopriva quando veniva arrotolata, il nastro di seta azzurra cucito lungo il perimetro e le bandelle d’argento cucite all’interno del nastro azzurro lungo i due lati più corti. |
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La Sindone deve essere conservata in una teca di vetro antiproiettile, a tenuta stagna, in assenza di aria e in presenza di un gas inerte. La teca deve essere protetta dalla luce e mantenuta in condizioni climatiche costanti. |
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È necessario studiare a fondo il problema dell’eventuale sostituzione del telo d’Olanda con un nuovo telo e dell’asportazione o sostituzione dei rattoppi per migliorare le condizioni di conservazione. |
Le condizioni suggerite dalla Commissione imponevano ovviamente una modalità di conservazione radicalmente diversa da quella utilizzata negli ultimi tre secoli (l’arrotolamento su di un cilindro) e soprattutto la necessità di costruire una teca di dimensioni ben maggiori.
L’intera operazione si presentava naturalmente molto complessa e delicata e richiese un notevolissimo impegno da parte di tutti coloro che vi erano coinvolti, poiché numerose
erano le difficoltà da superare sia in fase progettuale sia in fase esecutiva. La costruzione della teca fu completata nei tempi previsti e il 17 aprile 1998 la Sindone venne per la prima volta ospitata nella nuova teca, in tempo per l’inizio dell’ostensione, indetta per celebrare il primo centenario della prima fotografia della Sindone e che vide dal 18 aprile al 14 giugno di quell’anno oltre due milioni e mezzo di pellegrini giungere a Torino per venerare la Sindone.
Il 12 agosto 2000 ebbe inizio una nuova ostensione, voluta per celebrare l’anno
giubilare: è stata la più lunga ostensione della storia, in quanto si concluse il 22 ottobre, dopo 72 giorni (ai quali si aggiunsero altri due giorni di ostensione straordinaria - il 28 e il 29 ottobre - per sopperire alle difficoltà verificatesi nei giorni dell’alluvione). I pellegrini che giunsero a Torino superarono il milione, con la presenza record di oltre 115.000 stranieri. Al termine dell’ostensione la Sindone fu trasferita dalla teca utilizzata per le ostensioni in una nuova teca, più leggera e maneggevole, destinata alla conservazione ordinaria. In tale occasione la
Sindone venne fotografata ufficialmente dal fotografo torinese Gian Carlo Durante sia in bianco e nero sia a colori. Inoltre, con l’ausilio di uno scanner, fu stato studiato il retro del telo
sindonico sul quale appaiono ben evidenti le macchie di sangue presenti sulla faccia visibile della Sindone, mentre è assente ogni traccia dell’immagine corporea. Durante tali operazioni la parziale scucitura di una toppa perimetrale permise di evidenziare la presenza, al di sotto della toppa, di una notevole quantità di materiale inquinante costituito soprattutto da residui
carboniosi di tessuto carbonizzato e polverizzatosi durante i secoli. Tale materiale, presente
evidentemente al di sotto di ogni toppa, costituiva ovviamente un notevole rischio per la
conservazione del tessuto sindonico. Venne pertanto redatta un’ampia e dettagliata relazione tecnica su tali problematiche che venne inviata al Papa, proprietario della Sindone. Alcuni mesi dopo giunse dalla Santa Sede l’autorizzazione a compiere l’intervento di sostituzione del vecchio e sporco telo d’Olanda e di asportazione delle toppe e del materiale inquinante.
Al termine di una lunga e delicata fase di preparazione, i lavori hanno avuto inizio il 20 giugno 2002 per concludersi il successivo 23 luglio. Sotto la guida della Dr.ssa Mechthild Flury
Lemberg, esperta di fama internazionale di restauri di tessuti antichi, la Sindone è stata scucita dal vecchio telo d’Olanda e successivamente sono state scucite tutte le toppe. La
notevolissima quantità di materiale inquinante trovato al di sotto delle toppe è stato catalogato, raccolto in appositi contenitori sigillati e consegnato al Card.
Poletto, Custode Pontificio della Sindone. Prima di provvedere alla cucitura di un nuovo telo di
sostegno (che avrebbe nuovamente nascosto il retro della Sindone per lungo tempo) sul retro della Sindone è stato effettuato un completo rilievo fotografico e tramite scanner, oltre a
rilievi fotografici in fluorescenza e registrazioni spettroscopiche a diverse lunghezze d’onda. Sono inoltre stati effettuati, sempre sul retro, alcuni prelievi microscopici con i metodi della suzione e del nastro adesivo. Tutti i dati ottenuti e il materiale raccolto sono stati consegnati al
Custode Pontificio della Sindone e, se e quando la Santa Sede lo riterrà opportuno, potranno essere messi a disposizione degli scienziati per studi e ricerche.
Al termine di queste operazioni la Sindone è stata ricucita su di un nuovo telo di
supporto, anch’esso tessuto in Olanda e preventivamente testato e analizzato per garantirne le
caratteristiche chimico-fisiche. Infine i bordi delle bruciature sono stati cuciti al nuovo telo d’Olanda in quanto si è ritenuto non più necessario coprirli con nuove toppe sia per il fatto che la Sindone è ora conservata completamente distesa in posizione orizzontale e quindi non più sottoposta a tensioni meccaniche, sia per rendere totalmente visibili l’immagine sindonica e le macchie ematiche
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Al termine dei lavori la Sindone è tornata nella sua teca, nel transetto sinistro della Cattedrale (al di sotto della Tribuna reale), protetta e monitorata da sistemi moderni e
sofisticati.
Sono profondamente convinto che l’operazione di miglioramento delle condizioni di conservazione della Sindone effettuata in questi ultimi dieci anni costituisce una pietra miliare nella storia della Sindone, in quanto garantisce condizioni ottimali e moderne di
conservazione che permetteranno alle generazioni future di continuare ad ammirare questa immagine
unica ed affascinante che ancora oggi, alle soglie del terzo millennio, può essere a ragione
definita una “immagine inspiegabile”.
Prof. Bruno Barberis